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« il: Maggio 08, 2006, 14:44:39 » |
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l' articolo ke ho scrittori guarda le favole sull'esistenza di alcuni dino dispersi nel mondo alcuni dicono ke fosse solo leggenda altri no: A 800 chilometri circa a nord di Brazzaville, capitale del Congo, una vasta foresta paludosa si estende su approssimativamente 130000 chilometri quadrati. Quest'immenso territorio prende il nome di Likouala. Secondo la leggenda, in fondo alla palude vivrebbe il Mokele Mbembe ("colui che ostacola il flusso dei fiumi"). La prima descrizione del Mokele Mbembe ? dovuta all'abate Proyar, un missionario francese del XVIII secolo. Il Mokele sarebbe un ibrido d'elefante, d'ippopotamo e di leone, dotato di un collo da giraffa e di un'immensa coda di serpente. Dalle varie testimonianze, emerge che il misterioso animale ha la pelle liscia, di colore grigio-brunastro, con la stazza di un elefante (o almeno quella di un ippopotamo), un piccola testa da serpente, un collo flessibile lungo dai 2 ai 3 metri, zampe come pilastri e una lunga coda muscolosa richiamante quella del coccodrillo. Queste caratteristiche potrebbero far pensare a un dinosauro sauropode di genere Diplodocus o Apatosaurus.
Il leggendario dinosauro africano, che vivrebbe lungo il bacino del fiume Congo, comincia ad interessare il mondo scientifico tradizionale. Senza troppo chiasso e con molta discrezione, si stanno infatti organizzando diverse spedizioni per accertarne l'esistenza. Da sempre presente nei racconti delle popolazioni locali, alla leggenda del Mokele Mbembe non era mai stato dato alcun credito. Poi, a partire dal 2000, negli ambienti scientifici tradizionali l'interesse per questo caso ? improvvisamente cresciuto. Secondo indiscrezioni abbastanza attendibili, questa svolta sarebbe dovuta alla casuale scoperta di una qualche "prova" dell'esistenza della creatura. Il tutto ? per? coperto dal massimo riserbo e, cosa strana per un caso di criptozoologia, il caso ? seguito anche da alcuni enti governativi di diversi paesi, USA in testa.
1947. Lo zoologo tedesco Ingo Krumbiegel esamina criticamente, in uno specifico articolo, tutte le testimonianze raccolte sul Coje ya men?a in Angola, a cominciare da quelle, prioritarie, di Ilse von Nolde (si veda 1953) e giunge alla conclusione che le particolari ferite osservate a pi? riprese su diversi ippopotami, prede preferite della belva siano state inflitte o da un grosso felino con zanne a sciabola o da un varano grande almeno quanto l' indonesiano (oltre 350 cm di lunghezza e un peso superiore ai 130 kg) o, al limite, da un sopravvissuto dinosauro.
1958 o 1959. Secondo le informazioni raccolte da James Powell e da Roy P. Mackal (si cfr. 1980), confermate anche dal cacciatore e guida di safari Christian Le No?l che conosce molto bene la zona del lago T?l? (Congo), i pigmei Bamitabas sorpresero un mok?l? mb?mb? mentre usciva da un canale naturale ed entrava nel lago. Decisero allora di tagliargli la ritirata. Con rami e tronchi costruirono in fretta una sorta di barricata nel tratto dove l'animale avrebbe dovuto passare per uscire dal lago. Riuscirono cos? non solo a fermarlo, ma persino a ucciderlo a colpi di zagaglia. Poi lo fecero a pezzi, operazione che richiese molto tempo. Tutti i pigmei che mangiarono la sua carne morirono avvelenati.
Nei primi del 900 una serie di spedizioni nel cuore dell'Africa cercano di svelare il mistero che circonda le tribu' locali, gli esploratori di quel periodo sono convinti che qualche specie di animale preistorico viva in quelle zone essendo scampati all'ultima glaciazione grazie alla conformazione dei luoghi pressoche' identica alla terra dell'epoca Giurassica; le spedizioni si susseguono ed alcuni trovano prove nelle rappresentazioni degli indigeni del luogo.
La testimonianza che seguir?, ? stata presa di pari passo dal giornale di bordo del capitano Van Forstnere, comandante del sottomarino tedesco U-28 durante la prima guerra mondiale.
"Era il 30 luglio 1915, il nostro sottomarino speron? nell'Atlantico del nord il vapore britannico Iberian, di 5233 tonnellate, carico di mercanzia pregiata. La nave misurava circa 180 metri di lunghezza. Col? a picco rapidamente, con la poppa in avanti. Il mare in quel punto misurava molte migliaia di metri di profondit?. Venticinque secondi dopo la sua scomparsa, la nave esplose [...] relitti del naufragio furono spinti fuori dall'acqua e proiettati in aria, fino a 20-30 metri. Fra questi relitti notammo un'immenso animale marino che si dibatteva con violenza. Ci trovavamo in sei sul ponte: i due ufficiali del quarto, il capo meccanico, il navigatore, il timoniere ed io. Fissammo tutti quella meraviglia dei mari, ma la visione fu troppo rapida per permetterci di prendere una fotografia, perch? l'animale disparve in acqua dieci, quindici secondi dopo. Misurava circa venti metri ed assomigliava ad un gigantesco coccodrillo, con quattro arti potenti a forma di pagaia e con una testa lunga ed aguzza".
Durante le settimane prima dell'incidente, molte navi inglesi avevano segnalato la presenza del mostro in quei paraggi, un fatto che senz'altro gioca a favore di queste prove, dato che sarebbe stato molto difficile un accordo tra tedeschi ed inglesi per inventare questa storia.
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