Apro un post per rispondere anche al post sui fossili di
http://www.paleofox.com/forum/index.php/topic,3808.0.html, visto che però spiego in maniera ben dettagliata la metodica....la posto in un link ex-novo
La cosiddetta “pyrite diseases”, che causa il deterioramento di resti fossili piritizzati, consiste in reazioni di ossidazione della pirite in ambiente umido con conseguente formazione di voluminosi cristalli. Howie (1974; 1977a, b; 1979 a, b, c) ha dimostrato che il deterioramento dei fossili piritizzati si verifica in conseguenza di una loro esposizione in ambienti caratterizzati da elevata umidità relativa, generalmente superiore al 60%.
È possibile rimuovere i prodotti di reazione della pirite depositatisi sulla superficie del fossile mediante la procedura elaborata da Lorraine Cornish e Adrian Doyle del Natural History Museum di Londra (2001). Per quanto riguarda l’eventuale presenza di cristalli all’interno della matrice fossile, è solo possibile interrompere o rallentare l’ossidazione della pirite abbassando il tasso di umidità relativa dell’ambiente di conservazione. Lo stoccaggio del fossile in ambiente privo di ossigeno o comunque con una ridotta pressione parziale di questo gas può contribuire alla conservazione del reperto perché rallenta o impedisce tutti i processi ossidativi.
Il protocollo elaborato da L. Cornish e A. Doyle prevede i seguenti pasaggi:
a) il reperto viene posto in ambiente secco (con una umidità relativa del 40-50 %);
b) si procede alla rimozione meccanica di eventuali inquinanti superficiali o sedimenti depositati sul fossile;
c) il campione è completamente immerso in una soluzione compresa tra il 2 ed il 5 % di etanol-ammina tioglicolata (ethanolamine thioglycolate) in etanolo assoluto o in isopropanolo anidro (la ridotta quantità di acqua presente nella soluzione finale non è sufficiente a catalizzare processi di ossidazione della pirite): la soluzione copre completamente il reperto in modo da assicurare un’adeguata diluizione dei prodotti di reazione. L’immersione dura da 1 a 4 ore a seconda di quanto sia avanzato lo stato di decadimento del campione. La neutralizzazione dei prodotti di reazione dell’ossidazione della pirite è testimoniata dal viraggio di colore della soluzione, che assume un colore violetto.
d) il reperto viene rimosso dalla soluzione ed asciugato all’aria prima di essere collocato in un ambiente ad atmosfera controllata caratterizzata da bassa umidità relativa e ridotta pressione parziale di ossigeno.
L’etanol-ammina tioglicolata (ethanolamine thioglycolate) possiede tre importanti caratteristiche che la rendono adatta per il trattamento e la conservazione di resti fossili piritizzati:
a) è una sostanza alcalina ed in soluzione neutralizza gli acidi che potrebbero essere generati dalla reazione di ossidazione della pirite in ambiente umido (ad esempio l’acido solforico);
b) reagisce con i composti del ferro (inclusa la pirite) formando in soluzione ferro-tiogliocolato (ferrothioglycollate) di colore violetto e, quindi, facilmente identificabile;
c) è solubile in etanolo o isopropanolo al pari dei prodotti della sua reazione con quelli derivanti dall’ossidazione della pirite; inoltre, i suddetti solventi evitano il contatto del fossile con quantità di acqua che potrebbero danneggiarlo.
L’attuale stato di conservazione del fossile di coccodrillo si caratterizza per la presenza di depositi di pirite sulla sua superficie, nonché per la presenza di almeno una formazione cristallina di prodotti di ossidazione della pirite all’interno della matrice. Il restauro del fossile quindi ha come obiettivi:
1) la rimozione della pirite in superficie;
2) l’arresto od il rallentamento dei fenomeni dei cristallizazione all’interno del fossile;
3) il consolidamento delle ossa fossili e della matrice che li include.
I primi due obiettivi saranno raggiunti applicando la metodica di L. Cornish e A. Doyle per il trattamento dei resti fossili piritizzati.
Il terzo obiettivo può essere realizzato utilizzando collanti solubili in solventi organici estremamente volatili, come il paraloid da sciogliere in benzina o formaldeide. In questo modo si evita di utilizzare solventi a base di acqua, in grado di favorire fenomeni di ossidazione della pirite.
spero che sia chiaro e vi soddisfi come metodica di restauro....