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Autore Topic: Nuova Rivista PaleontologyOnLine  (Letto 536 volte) Bookmark and Share
Ebo
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« il: Luglio 01, 2011, 17:41:45 »

Palaeontology [online] – un nuovo sito sponsorizzato da PalAss (Paleontological Association) è stato recentemente messo on-line all'indirizzo:

http://www.palaeontologyonline.com/

In questo nuovo sito verranno pubblicati con cadenza mensile nuovi articoli trattanti di paleontologia e tematiche relative di interesse generale.
Al momento solo due articoli sono stai pubblicati, trattanti della biodiversità ed un focus sugli artropodi chelicherati.
Dedicato ad un audience non strettamente professionista, mi è parso interessante come inizio, si vedrà che diventerà in futuro.

The idea behind the website is to update it once a month with a new article, written by an expert about something that interests them, aimed at a public audience. Articles can include summaries of fossil groups and the latest techniques, introductions to certain time periods, and even synopses of the history of the science. Our aim is to provide an interesting and accessible overview of what is going on in palaeontology. So, please check out the website, and if you are interested in contributing an article, we would love to hear from you.
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Ebo
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« Risposta #1 il: Ottobre 04, 2011, 17:46:48 »

Sulla rivista elettronica di questo mese si tratta del "Paleocene–Eocene Thermal Maximum":
http://www.palaeontologyonline.com/articles/2011/the-paleocene-eocene-thermal-maximum/

Abstract:
Il Paleocene-Eocene Thermal Maximum (PETM) è uno degli intervalli di più intenso e brusco riscaldamento globale nel record geologico. Si è verificato circa 56 milioni di anni fa, al confine tra le epoche Paleocene e l'Eocene. Questo riscaldamento è stato collegato ad un aumento altrettanto rapido della concentrazione dei gas serra nell'atmosfera terrestre, che hanno agito per intrappolare il calore ed aumentare di conseguenza le temperature globali di oltre 5°C nel giro di poche migliaia di anni. I fossili ci danno i mezzi per comprendere come la vita sia stata influenzata dalla PETM, e forniscono quindi un'eccellente opportunità di studiare le relazioni tra evoluzione, l'estinzione, la migrazione ei cambiamenti climatici.
[tradotto con Google Translator e parzialmente riveduto... hanno migliorato le performances mi sembra]

The Paleocene–Eocene Thermal Maximum (PETM) is one of the most intense and abrupt intervals of global warming in the geological record. It occurred around 56 million years ago, at the boundary between the Paleocene and Eocene epochs. This warming has been linked to a similarly rapid increase in the concentration of greenhouse gases in Earth’s atmosphere, which acted to trap heat and drive up global temperatures by more than 5 °C in just a few thousand years. The fossil record gives us the means of understanding how life was affected by the PETM, and so provides an excellent opportunity to study the relationships between evolution, extinction, migration and climate change.

E.
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Ebo
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« Risposta #2 il: Dicembre 02, 2011, 09:23:54 »

La rivista elettronica di questo mese tratta degli Aracnidi: http://www.palaeontologyonline.com/articles/2011/fossil-focus-arachnida/

Introduction:
Arachnida is one of the major arthropod groups. It includes spiders (Araneae), scorpions (Scorpiones), mites (Acari) and harvestmen (Opiliones), as well as a number of rarer and less familiar groups (Fig 1). The name Arachnida was introduced by the French zoologist Jean-Baptise Lamarck and is derived from Greek mythology: in one story, the maiden Arachne challenged the goddess Athene to a weaving contest, and was subsequently transformed into a spider — condemned to weave for evermore. There are about 100,000 living species of arachnids, with mites and spiders representing the most diverse and species-rich groups. Fossil arachnids are considerably rarer, with more than 1,700 described species (well over half of which are spiders) and a record that extends back to the Silurian Period. These oldest arachnids were probably among the first animals to move from water onto land.

Arachnida è uno dei principali gruppi di artropodi. Esso comprende ragni (Araneae), scorpioni (Scorpioni), acari (Acari) e Opilionidi(Opiliones), così come un certo numero di gruppi più rari e meno familiari (Fig. 1). Il nome Arachnida è stato introdotto dal zoologo francese Jean-Baptiste Lamarck e deriva dalla mitologia greca:. in una storia, la fanciulla Aracne sfidò la dea Atena in una gara di tessitura, ed è stata successivamente trasformata in un ragno - condannata a tessere per sempre.
Ci sono circa 100.000 specie viventi di aracnidi, con gli acari ed i ragni che rappresentano i gruppi più diversi e ricchi di specie. Aracnidi fossili sono molto più rari, con oltre 1.700 specie descritte (ben oltre la metà dei quali sono ragni) e con una prima segnalazione che risale al periodo Siluriano. Questi aracnidi più antichi erano probabilmente tra i primi animali a spostarsi dal mondo acqueo sulla terra. [tradotto a partire da Google e leggermente modificato]
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darwin60
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« Risposta #3 il: Dicembre 02, 2011, 15:44:41 »

molto interessante l'articolo sul PETM, di cui mi sono occuopato anche io recentemente.
quanto all'origine della CO2, è molto probabile che si sia srigionata dai vulcani della provincia magmatica nordatlantica e che il riscaldamento degli oceani causato dalla CO2 abbia liberato il metano contenuto nei sedimenti oceanici delle alte latitudini
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le sabbie del tempo sono erose dal fiume del continuo cambiamento
Per riabilitare Galileo Galilei ci sono voluti 359 anni, 4 mesi e 9 giorni. Adesso dopo 150 anni di dura lotta riusciranno a condannare Darwin?
Ebo
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« Risposta #4 il: Gennaio 15, 2012, 21:29:15 »

Il mese di Gennaio 2012 comincia con un articolo riguardante le ichnotracce lasciate dai vertebrati:

Introduzione:
Le impronte fossili di vertebrati e trackways sono spesso trascurate a favore dei resti scheletrici degli animali stessi che le hanno prodotte. Presso musei, per esempio, molte più persone si affollano intorno agli scheletri dei dinosauri piuttosto che alle impronte lasciate dalle stesse creature, eppure le tracce fossili ci possono fornire informazioni sugli animali estinti che non è possibile ottenere solo dal'lanalisi dei resti scheletrici. Una traccia è il risultato di un'interazione tra l'animale e la superficie, o substrato. La forma finale della traccia (morfologia) è determinata direttamente da tre fattori:

Creatore: la forma dell'arto che ha creato l'impronta;
Comportamento: il movimento e caricamento (cinematica e cinetica) di quell'arto;
Substrato: le condizioni della superficie quando la pista è prodotta (sabbiosa, fangosa, umida, secca, ecc)...

Introduction:
The fossilized footprints and trackways of vertebrates are often overlooked in favour of the skeletal remains of the animals that made them. At museums, for instance, many more people will crowd around the dinosaur skeletons than around the dinosaur tracks nearby, and yet fossilized tracks can provide us with information about extinct animals that is simply not available from the bones alone. A track is the result of an interaction between an animal and a surface, or substrate. The final track shape (morphology) is directly determined by three factors:

    Producer: the shape of the track-maker’s foot
    Behaviour: the motion and loading (kinematics and kinetics) of that foot
    And substrate: the conditions of the surface when the track is made (sandy, muddy, wet, dry etc)...


L'articolo è disponibile on-line qui:  http://www.palaeontologyonline.com/articles/2012/fossil-focus-vertebrate-tracks-and-trackways/
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Ebo
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« Risposta #5 il: Marzo 06, 2012, 18:42:36 »

L'articolo di questo mese tratta della conservazione dei colori nei fossili.

Di seguito la traduzione dell'introduzione inglese fatta automaticamente da Google.
Non l'ho corretta, tanto siamo abituati a leggere di peggio.

Introduzione:
Il colore è importante negli ecosistemi moderni, ma i colori degli organismi estinti sono raramente conservati nella documentazione fossile. Colorazione è più frequente nei gusci brachiopodi fossili e carapaci di artropodi, tuttavia, stabilendo che questi colori sono manufatti originali e non di processi di fossilizzazione è difficile. Fino a poco tempo, pochi studi hanno tentato di farlo, ma negli ultimi anni il tema è diventato un'area attiva di ricerca, con sviluppi significativi. Ci sono stati diversi studi che indagano l'evidenza morfologica e geochimica dei pigmenti nei uccelli e dinosauri, così come il lavoro sulla colorazione degli insetti. Tali analisi hanno aperto la strada a grandi balzi in avanti nella nostra comprensione delle storie di comportamento e di vita di animali estinti.

Link: http://www.palaeontologyonline.com/articles/2012/fossil-focus-the-preservation-of-colour/
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