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Autore Topic: mediterraneo alto miocene  (Letto 590 volte) Bookmark and Share
gomez
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« il: Settembre 14, 2011, 22:40:44 »

Ho appena letto un articolo di una campagna di scavi paleo svolta per cercare di capire
se il Mediterraneo 6 mil. di anni fa, con la chiusura delle colonne d'ercole, si fosse
seccato completamente facendo rimanere solo poche pozze d'acqua.
Nella mia ignoranza sapevo di questo mutamento ma che si fosse seccato non credo
proprio dato i tanti giacimenti di ittioliti presenti in Italia di quella epoca con specie
anche di profondità. Date degli imput a questa mia testa vuota o devo pensare che i
soldi di quattro giorni di campagna coinvolgendo due università siano stati spesi male?
articolo preso dal "resto del carlino cronaca di pesaro" del 14 sett 2011.
grazie ragazzi (dopo la stagione sono tornato a rompere....)  gomez
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niccosan
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« Risposta #1 il: Settembre 15, 2011, 03:04:56 »

allura....  Huh

da dove incominciare

ahhh ok
inziamo dall'inizio

dal 1968 al 1983 il Deep Sea Drilling Project (DSDP) passò anche in mediterraneo...
quello che gli scienziati trovarono fù una grande formazione salina (quella delle evaporiti del messiniano dove si trovano anche gli zolfi della sicilia tanto per intendersi)
che copriva a varie profondità il mediterraneo ed tutta la parte antica, diciamo così, del giovane mediterraneo

lì nacque la teoria o ipotesi
suffragata dai dati di profondità
che il mediterraneo si chiuse sia ad occidente che ad oriente in un particolare periodo della sua vita
e che le acque di apporto meteoriche (fiumi) e precipitazioni non erano sufficienti a combattere
l'evaporazione di un mare chiuso in un periodo estremamente caldo della Terra

così negli anni 80 questa era la teoria + accreditata
poi le ricerche proseguirono...

sia grazie alle trivellazioni di ricerca di petrolio e gas
sia all'avanzamento delle ricerche in campo strutturale, stratigrafico e paleontologico
c'è qualche cosa che non torna

è vero che tra l'inizio del miocene e la fine del miocene
il mondo cambia (nel senso paleontologico del termine)

ma molti dati suggeriscono che
forse alcune zone del mediterraneo
non si prosciugarono del tutto
oppure che ...addirittura...i periodi di prosciugamento erano
incompleti con riaperture dei collegamenti verso est o ovest
e che tali collegamenti
si siano succeduti + volte (circa 10 si ipotizza)
a vari gradi di intensità e tempi

ecco la molteplice difficoltà di capire cosa sia successo

dati paleontologici evidenziano ritmi di speciazione bassi o elevati in facies (o formazioni) del miocene dell'area mediterranea
dati stratigrafici evidenziano l'instaurarsi di evaporiti
che elidono quasi del tutto la presenza di mari o laghi ipersalini (eliminando di fatto la vita animale e quasi vegetale marina)
specie fossili evidenziano che alcuni animali sono riusciti a sopravvivere
forse in pozze isolate ed alimentate magari da grossi apportatori di acque dolci (vedi Nilo, Danubio, ecc...)

ecco perchè una campagna di scavo
i dati sono incompleti
non si è ancora capito bene la paleogeografia
di un mondo non tanto lontano geologicamente

non si hanno dati certi
solo una trivellazione qua
un log paleo là ecc..ecc...

una storia affascinante cmq
io ambisco ad una immagine

l'immenso muro di acqua
che alla fine del Miocene
irruppe dallo stretto di gibilterra
riempendo di nuovo il mediterraneo grazie alle acque
dell'oceano atlantico

deve essere stato uno spettacolo immenso
(questo è un dato certo grazie ai scandagli sonar dello stretto di gibilterra che hanno trovato
le tracce di scavo di  tali cascate antiche ed immaginabili)

spero di aver chiarito un pò se no chiedi
ciao
 Occhiolino

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dodo
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« Risposta #2 il: Settembre 16, 2011, 00:35:55 »

Aggiungo che gli studi sul Messiniano sono ancora attivissimi sia sul fronte stratigrafico che su quello paleontologico.
Nella mia zona (Alba) alcuni ritrovamenti hanno dato un contribuito a mettere in discussione l'ipotesi del disseccamento totale. In particolare negli anni '80 dai giacimenti evaporitici del Roero emersero una piccola sogliola e un frammento di Lepidopus (Pesce Sciabola), elementi esclusivi di mare a salinità normale, frammisti alle note larve di libellula e agli Aphanius, abitatori delle lagune sovrassalate. Per cui si rafforza l'ipotesi di un periodico collegamento con il mare aperto, forse come diceva Niccosan, verso Est, attraverso cui alcuni elementi della fauna marina si spingevano nei bacini evaporitici, per poi perire nelle lagune sovrasalate e conservarsi nelle argille laminate.
A parziale suffragio della teoria del disseccamento, oltre alle citate trivellazioni, vi sono i grandi canyon oggi sommersi lasciati da fiumi quali il Rodano (grand Rhone canyon, vedi con googleHearth) che corrisponderebbero alle incisioni fluviali dell'epoca, quando le acque dei fiumi dovevano superare un dislivello di 2000 m superiore ad oggi...pare.
Di certo resta una enorme catastrofe ambientale determinata dalla stagnazione delle acque marine, da cui derivò un deterioramento totale dell'habitat che cancellò dal Mediterraneo ogni forma di vita marina permanente. Seguì un drastico abbassamento del livello marino con la creazione di lagune sovrassalate in cui si deposero gesso, zolfo e sale (in quantità tali da abbassare sensibilmente la salinità delle acque di tutto il pianeta) e l'invasione della fauna e della flora continentale in estese aree un tempo sommerse, e la loro repentina devastazione quando, alla fine del periodo, dall'atlantico ritornò prepotentemente il mare.
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PaleoItaly
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« Risposta #3 il: Settembre 16, 2011, 09:12:39 »

Capita spesso qui in Abruzzo di trovare affioramenti evaporitici messiniani, in quanto abbiamo una delle più estese formazioni marine in italia databili a quell' epoca (Formazione della Laga). Trattasi il larghissima parte di arenarie pelagiche, quasi totalmente prive di fossili eccetto per qualche piccolo foraminifero, e intervallate nella parte alta da straterelli evaporitici (prevalentamente gesso). Opinione condivisa è che si sia originata in una grossa conoide sottomarina, abbastanza profonda da non venire prosciugata del tutto. In alcuni luoghi si trovano degli intervalli argillosi di pochi metri, in cui si possono rinvenire resti fossili di vegetali come fustini di lignite e qualche foglia, io personalmente vi ho rinvenuto anche un paio di piccoli insetti, ma niente vita marina. In ogni caso non vale la pena di avventurarvisi in cerca di fossili perchè sono veramente rari e talmente friabili che anche solo il contatto con l'aria li distrugge.
So però che in altre parti d'italia, (zona di Monte San Bartolo, in provincia di Pesaro), sono state rinveute, accanto a faune terrestri lagunari, faune ittiche con adattamenti per vivere in acque ad elevata salinità.

Vedi qui:
http://www.parcosanbartolo.it/Museo%20Fossili/Museo%20Fossili.htm
« Ultima modifica: Settembre 16, 2011, 09:15:59 da PaleoItaly » Loggato
gomez
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« Risposta #4 il: Settembre 16, 2011, 22:52:27 »

Uao ok vedo che il problema è grande e quindi la campagna spero dia qualche frutto.
Per completare la notizia: "nei quattro gg di scavi sono stati raccolti 45 ittioliti appartenenti
a varie famigliedi mare aperto, quali sardine, pesci bandiera, scorfene, anguille, oltre a numerosissime
foglie fossili, insetti (zanzara e mosca), piste di invertebrati etanto altro."
"Attualmente i pesci si trovano al museo di Calci (Università di Pisa) per essere restaurati e studiati.
Appena lo studio sarà terminato verranno restituiti al Museo di Fiorenzuola"
Naturalmente come avrete già capito il giacimento è il Castellaro nel parco S. Bartolo
compreso tra Pesaro e Gabicce Mare. ciao a tutti e grazie a niccosan, dodo e paleoitaly  Grossa risata
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« Risposta #5 il: Settembre 17, 2011, 00:46:15 »

vorrei fare rispettosamente notare alcune cose:
1. la paleogeografia del messiniano era "un pò" diversa da quella attuale: il tirreno non si era ancora aperto, per esempio ed era in attività il thrust della Marnoso Arenacea
2. siamo sicuri che ll'epoca c'era la soglia di gibilterra? io non ci giurerei, data l'attivitò di arco di gibilterra, cordigliera betica e la messa in posto delle falde nell'Africa settentrionale che finisce nel burdigaliano
Qualcuno ne sa di più?
3. a ovest di gibilterra nel golfo di Cadice c'è un bellissimo prisma di accrezione, ora tagliato dalle nuove strutture al contatto fra la subplacca marocchina e quella iberica. sarà compatibile con la presenza di una soglia a gibilterra?
4. mi sembra che il collegamento fra atlantico e "mediterraneo" (virgolettato perchè... boh...  o non è che al limite orientale dell'iberia c'era la catena alpina ...?)
5. l'interruzione della soglia, secondo il modello della Cita provocava il disseccamento perchè il mediterraneo riceve dai suoi fiumi meno acqua di quella che evapora (per cui oggi c'è la compensazione dell'acua dell' Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra. Ma la apleogeografia e il clima dell'epoca, prima dell'avvento della glaciazione quaternaria, siamo sicuri fosse come quello odierno?
6. abbimo altre spiegazioni possibili per le evaporiti del messiniano?

attendo risposte
 
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« Risposta #6 il: Settembre 17, 2011, 11:45:18 »

2. siamo sicuri che ll'epoca c'era la soglia di gibilterra? io non ci giurerei, data l'attivitò di arco di gibilterra, cordigliera betica e la messa in posto delle falde nell'Africa settentrionale che finisce nel burdigaliano
Qualcuno ne sa di più?

Non ne so di più, ma se le falde dell'Africa settentrionali (sono quelle le cabiridi?) sono state messe messe in posto nel Burdigaliano (secondo dei 6 piani in cui è diviso il Miocene) nel Messiniano (ultimo piano del Miocene) l'impilameto tettonico era terminato già da un pezzo

6. abbimo altre spiegazioni possibili per le evaporiti del messiniano?
Credo che le evaporiti messiniane siano presenti solo nel bacino mediterraneo a livello globale, quindi la paleogeografia deve aver giocato un ruolo importante, come avviene sempre quando si ha la deposizione di evaporiti
Servirebbe qualche pubblicazione che ci parli della geologia del bacino di Alboran http://geology.gsapubs.org/content/34/11/981.abstract

3. a ovest di gibilterra nel golfo di Cadice c'è un bellissimo prisma di accrezione, ora tagliato dalle nuove strutture al contatto fra la subplacca marocchina e quella iberica. sarà compatibile con la presenza di una soglia a gibilterra?
La soglia di Gibilterra potrebbe essersi formata a seguito della distensione postorogenica oppure grazie all'attività della trasforme oceanica delle Azzorre e di Gibilterra
« Ultima modifica: Settembre 17, 2011, 11:57:52 da fedri » Loggato
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« Risposta #7 il: Settembre 17, 2011, 14:54:16 »

allora, ripeto, ne so poco di quella zona e della storia della soglia di Gibilterra, ma è probabile che sia dovuta alle nuove interazioni fra le zolle dell'area: il margine fra "africa" ed "eurasia" (virgolettato perchè poi si potrebbe discutere su Iberia, Marocco etc..) è divergente nella zona delle Azzorre e trascorrente da altre parti. Però a ovest di Cadice dovrebbe addirittura essere incipiente l'instaurarsi di una subduzione (il terremoto di lisbona per alcuni autori è ascritto ad un movimento di thrust)
questa dovrebbe essere la situazione attuale:


Comunque, ripeto, dubito che la soglia di gibilterra si sia aperta già nel messiniano, ma non ne sono per niente sicuro.
Poi, altro dubbio: i thrust della sierra Nevada e quelli lungo il margine africano sono della stessa età o i secondi sono più giovani "appenninici" e non "alpini"?
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« Risposta #8 il: Settembre 18, 2011, 10:51:45 »

è davvero bello vedere quanto interesse gravita sempre attorno al messiniano!

e l'Italia resta uno dei paesi dove questo periodo è meglio rappresentato, con estesi affioramenti dal Piemonte alla Sicilia...numerosissimi gli studi e le pubblicazioni su questo argomento basate su affioramenti nostrani.

insieme al Pliocene è il periodo geologico per cui il nostro paese è più noto alla geologia internazionale. Considerando anche che rappresenta un immenso serbatoio di fossili eccellenti per importanza scientifica e qualità di conservazione... una apposita sezione nel forum? Occhiolino
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« Risposta #9 il: Settembre 19, 2011, 18:06:41 »

Vorrei anche segnalare la collezione presente nel museo Paolucci di Offagna di molluschi risalenti al Messiniano inferiore rinvenuti negli strati di calcarenite del Trave.
Gli esemplari fossili si rinvengono in numerosi esemplari di piccole dimensioni e appartenenti a poche speci.
Lo strato era noto come strato a congeria (pag 294 del Grande libro dei fossili di giovanni Pinna - 1.a ed.)
Daniele
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Paolo


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« Risposta #10 il: Settembre 20, 2011, 23:18:02 »

Sinceramente non ne so tanto di tettonica e paleogeografia di Gibilterra.

Quel poco che so è che lo stretto di Gibilterra ha una storia tettonica complicata...

Sarebbe bene dire Arco di Gibilterra che rappresenta il risuttato finale di movimenti tra tre placce principali: Zolla Africana, Zolla Iberica, Zolla di Alboran. Proprio quet'ultima si è incuneata verso Ovest tra le due zolle precedenti determinando la formazione delle Betidi sulla placca Iberica e delle Magrebidi (Rif) su quella Africana, formando un arco sulla parte occidentale della placca. Nel messiniano il regime tettonico N-S ha compresso l'arco di gibilterra determinando la chiusura dello stretto. L'ambiente caldo e l'abbassamento del livello del mare causa la presenza di una calotta glaciale sull'europa ha fatto si che la comunicazione tra Mediterraneo e oceano fosse limitato fino a quasi assente. Non credo e non so se esistono documentazioni che determinano l'assenza totale di comunicazione tra mare e oceano... credo invece nelle pozze sporadiche nel mediterraneo anche se non c'è documentazione (non la conosco).
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Paolo
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