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Storia della Paleontologia |
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Scritto da Staff Paleofox.com
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lunedì 19 marzo 2007 |
Storia della Paleontologia La storia della paleontologia, dalle origini fino all'inizio del Settecento, è caratterizzata da due interpretazioni contraddittorie e ricorrenti nel tempo, che postulano rispettivamente la genesi inorganica e organica dei fossili. L'interpretazione dell'origine inorganica risale ad Aristotele (384-322 a.C.) ed al suo allievo Teofrasto (368-284 a.C.), cui si deve il primo trattato sui fossili. L'interpretazione della scuola aristotelica ebbe un'influenza determinante sulla maggior parte dei naturalisti del Medioevo da ritrovarla, perfino all'inizio del Settecento, postulata ancora con convinzione. Ma prima di Aristotele già alcuni autori avevano ammesso esplicitamente l'origine organica dei fossili, osservando in prevalenza conchiglie, interpretandoli come resti di organismi marini abbandonati dal mare.
Teoria della genesi inorganica Enunciata dalla scuola aristotelica, nel Medioevo e nel Rinascimento, era la spiegazione più in voga per i fossili e traeva fondamento dalla teoria della generazione spontanea della vita. Si credeva, cioè, nell'esistenza di una forza particolare (vis plastica) capace di plasmare esseri viventi: gli oggetti estratti dalle rocce, a forma di animale o di pianta, rappresentavano i tentativi non riusciti di tale forza. L'esistenza di strutture simili agli organismi viventi era del resto ammissibile anche nella filosofia neoplatonica. In tale corrente di pensiero non esiste una netta distinzione tra viventi e non viventi; tutte le entità presenterebbero in misura diversa i caratteri della vita. Così, anche i cristalli ed il loro accrescimento, in tale pensiero, rappresentavano un carattere analogo alla vita.
In quest'ottica vanno quindi considerate le opere dei sostenitori della teoria inorganica ed in particolare le opere di Georg Bauer (1495-1555), conosciuto con il nome di Agricola, e di Conrad Gesner (1516-1565), che classificarono un'ampia gamma di fossili senza tentare di risolvere il problema dell'origine di quegli oggetti che presentavano una grande affinità con gli animali o le piante viventi. Se prescindiamo dalle basi teoriche di queste opere, che risentivano di una concezione statica del mondo, occorre ammettere che la documentazione presentata da questi autori contribuì in modo notevole alla scoperta dei fossili come resti organogeni e quindi allo stesso superamento della teoria dell'origine inorganica. La teoria dell'origine inorganica fu completamente e coperta di ridicolo nei primi decenni del 1700 quando il prof. Johann Beringer di Wurzburg portò alla luce e iconografò nella sua opera Lithographiae wirceburgensis (1726) alcuni "fossili" scolpiti e sepolti dai suoi studenti, o più probabilmente, come suggerisce la letteratura, da alcuni suoi colleghi universitari. Torna alla pagina La Paleontologia
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 06 aprile 2007 )
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